Il cervello gentile è l’opposto del cervello rigido: un cervello che apprende, si apre e lascia entrare le esperienze. Attorno a questa idea Filippo Sabattini, psicologo e pedagogista, direttore scientifico di Vega Formazione, ha costruito Il cervello gentile – Venti lezioni sulla meraviglia e la cura in natura, pubblicato con Bookness. Ne parla con Emanuele Properzi in questa videointervista.
Il punto di partenza è una domanda che insegnanti e genitori portano sempre più spesso nel suo studio: come si fa a staccare i ragazzi dal telefono? La risposta di Sabattini non passa dai divieti, ma da esperienze reali capaci di riattivare sorpresa e meraviglia.
Cervello relazionale e cervello digitale
Sabattini parte da una ricerca citata nel libro: gli adolescenti passano in media 5 ore al giorno solo sui social. Moltiplicate per un anno, diventano circa due mesi e mezzo di vita. La proposta non è il divieto, ma gestire quel tempo in modo diverso, prevenendo le dinamiche della dipendenza.
Qui entra il cervello relazionale: una serie di proposte per riportare un cervello contaminato dal digitale dentro esperienze in natura. Le ricerche riportate nel libro mostrano che con le esperienze reali il cervello dei ragazzi si riattiva, a partire da sorpresa e meraviglia, sentimenti che le ore davanti allo schermo non producono. Non a caso, osserva, la parola che sente ripetere più spesso dai ragazzi è una.
Sono continuamente connessi, ma il vissuto in aumento in adolescenza è la solitudine.
Che cosa significa cervello gentile
Studiando le neuroscienze, Sabattini si è imbattuto nella differenza tra cervello gentile e cervello rigido. Gentile è sinonimo di plastico: un cervello che apprende dalle relazioni, in qualsiasi spazio, natura compresa. I momenti in cui è più gentile sono i primi mille giorni di vita e i secondi mille giorni, quelli dell’adolescenza.
Il cervello rigido è quello che non apprende: quando non siamo disposti a cambiare, quando non ascoltiamo ciò che gli altri ci dicono. La gentilezza, ricorda l’autore citando Goethe, è la catena che tiene unite le persone; viene dal latino gens, un modo di fare tipico della gente.
Come allenare un cervello meno rigido
Ai capitoli finali Sabattini affida la parte pratica: esercizi concreti per genitori, insegnanti e per chiunque apra il libro. Si allena l’ascolto, si sperimentano le pratiche meditative che l’autore usa nella sua attività formativa e clinica, si cammina in natura. Una camminata di 45 minuti riduce cortisolo e pressione e stimola la produzione delle cellule natural killer, coinvolte nella prevenzione dei tumori.
Poi ci sono le venti lezioni in natura: insegnamenti costruiti in forma di metafora, prendendo esempio dalle piante. La scelta ha una base clinica: la metafora scavalca l’emisfero logico, colpisce quello emotivo e l’insegnamento arriva prima. Un modo diverso di parlare con adolescenti che agli adulti rispondono di sapere già cosa stanno per dire.
La lezione del micelio: nel bosco nessuno cade da solo
La prima lezione è dedicata al micelio, il fungo che cresce tra le radici degli alberi, definito l’internet sotterraneo delle piante. Sabattini ne isola tre compiti. Nutre le piante appena nate collegandole alle radici degli alberi grandi, secondo il principio per cui i grandi danno e i piccoli prendono. Trasmette i segnali di pericolo, come un incendio all’altro capo del bosco. E quando una pianta cade, porta il nutrimento delle altre per aiutarla a riprendersi.
Quando cadiamo non siamo mai davvero soli: esattamente come nel bosco c’è sempre qualcuno, un genitore, un amico, un allenatore, un libro, disposto ad aiutarci.
Per Sabattini è la metafora perfetta della nostra società: nel riprendersi da una sofferenza, la condivisione relazionale è fondamentale. Ha scelto di metterla per prima proprio per rispondere al bisogno di non sentirsi isolati.
A chi si rivolge Il cervello gentile
Il libro parla a tre pubblici. Ai professionisti della relazione d’aiuto dedica la parte su neuroscienze e terapie: embodiment, camminata in natura, mindfulness, self compassion. Ai genitori che dicono di non riconoscere più i propri figli offre strumenti per capire ragazzi che cambiano con la società. Per gli insegnanti ha creato il metodo GentilMente, una metodologia educativa per l’ascolto in classe: un insegnante ha diritto di essere ascoltato, ma serve che anche l’alunno si senta ascoltato.
Dove trovare il libro
Il cervello gentile – Venti lezioni sulla meraviglia e la cura in natura è disponibile in cartaceo e in ebook su Amazon e negli altri negozi online, ed è distribuito nelle librerie sul territorio con Fastbook. Acquista “Il cervello gentile” su Amazon.
Domande frequenti
Di che cosa parla Il cervello gentile di Filippo Sabattini?
Il cervello gentile intreccia neuroscienze, psicologia e meditazione con l’esperienza diretta in natura, per rispondere all’iperconnessione digitale di adolescenti e adulti. Filippo Sabattini propone esercizi pratici e venti lezioni metaforiche ispirate al comportamento delle piante, come quella dedicata al micelio.
Che cosa significa cervello gentile?
Per Filippo Sabattini il cervello gentile è sinonimo di cervello plastico: un cervello che apprende, si apre e lascia entrare le esperienze, al contrario del cervello rigido che non ascolta e non cambia. I momenti in cui il cervello è più gentile sono i primi mille giorni di vita e l’adolescenza.
A chi è rivolto Il cervello gentile?
Il libro si rivolge ai professionisti della relazione d’aiuto, con una parte su neuroscienze, embodiment, mindfulness e self compassion, ai genitori e agli insegnanti, per i quali Filippo Sabattini ha creato il metodo GentilMente dedicato all’ascolto in classe. È disponibile in cartaceo e in ebook.
Chi è Filippo Sabattini?
Filippo Sabattini è psicologo e pedagogista, direttore scientifico di Vega Formazione, impresa sociale del terzo settore che promuove il benessere e contrasta la povertà educativa. Porta nel libro Il cervello gentile oltre venticinque anni di lavoro nella relazione d’aiuto con infanzia e adolescenza.
La videointervista completa a Filippo Sabattini è disponibile in questa pagina, con la trascrizione integrale più in basso. Per approfondire il metodo GentilMente e le venti lezioni in natura, acquista “Il cervello gentile” su Amazon.
Trascrizione completa dell’intervista
Ciao a tutti, benvenuti in questa nuovissima intervista di Booknes. Per me è un grande piacere avere dall’altra parte una persona gentile, autrice del libro che vedete qua in sovraimpressione dal titolo Il cervello gentile, Filippo Sabatini. Ciao Filippo. >> Ciao Emanuele. Grazie. >> Grazie a te. Il cervello gentile 20 lezioni sulla meraviglia e la cura in natura. molto molto interessante. Filippo, dicci chi sei e di che cosa
ti occupi. Allora, ehm io sono sia psicologo che pedagogista. che ho lavorato per tanti anni, come dire, nell’infanzia, nell’adolescenza e quindi è da quell’esperienza lì che ho potuto, come dire, mettere nero su bianco tutta l’esperienza che ho fatto un po’ in questi anni. Eh, oltre a essere libero professionista, io eh dirigo come direttore scientifico Vega Formazione, che è un ente di formazione, un’impresa sociale del terzo
settore che proprio si occupa di promozione del benessere, di promuovere relazioni e anche di prevenire, contrastare la povertà educativa che di questi periodi è sempre più presente. Sì, il tuo libro è molto interessante perché non è il classico saggio sulla ad esempio mente adolescenziale, no? è molto attuale, c’è questa linea molto verticale e virtuosamente soggettiva, si vede, no, l’impronta dell’autore. Ad esempio, a me è piaciuto molto
il capitolo 8 dove parli della differenza tra cervello relazionale e cervello digitale, quindi è qualcosa di molto attuale. >> Ci puoi spiegare qualcosa in più? >> Sì, certo, molto attuale perché sono partito proprio da questo, no? eh dall’idea che nella consulenza, nel mio lavoro, nella mia formazione, sempre di più insegnanti e genitori e e portano la domanda: “Come si fa a staccarli dal telefono? Come si limita?”.
No, io faccio sempre un conto. Ehm, c’è c’è una ricerca che riporto nel libro in cui ehm recentissima, gli ultimi studi dicono che gli adolescenti passano solo sui social 5 ore al giorno, che è moltiplicato per una settimana, per un mese, per un anno. Vuol dire che gli rubiamo, o meglio i social gli rubano 2 mesi e mezzo all’anno. Mh. Allora ho pensato questi due mesi e
mezzo come possiamo un po’ gestirli in modo diverso, quindi anche prevenire tutti gli aspetti della dipendenza. Da qui l’aspetto del cervello relazionale che non è soltanto un concetto, ma è l’idea di tutta una serie di proposte che ci sono nel libro sulla possibilità, ad esempio, di riportare quel cervello così contaminato dal digitale anche nelle esperienze in natura, perché si osserva e e riporto tutte le ricerche di
come portando i ragazzi a fare esperienze reali e non solo virtuali, il loro cervello si dice si ribonifica. Cioè si riattivano tutta una serie di esperienze legate soprattutto, ad esempio, alla sorprese e alla meraviglia, che sono due sentimenti meravigliosi che eh per quanto un re può stupirci non produce una gemmatura del cervello relazionale. E non è a caso, Emanuele, che la parola che più spesso sento ripetere
dai ragazzi è solitudine, no? sono sono continuamente connessi, ma il vissuto in aumento in adolescenza e la solitudine. Questo significa che noi adulti magister, no, quali siamo educatori, insegnanti, psicologi, genitori, dobbiamo aiutarli anche a trovare nuove esperienze positive. >> E qual è la tematica tra cervello relazionale e cervello gentile? Allora, dai, intanto m a me piace molto questa parola perché ogni tanto passa di
moda, però Get diceva la gentilezza è la catena che tiene unite le persone, no? Quindi, come dire, dal dal latino era gens tipico della gente, quindi un modo di fare. Mh. E allora, studiando un po’ le neuroscienze mi mi sono, come dire, imbattuto un po’ su questa idea, sulla differenza fra il cervello gentile e il cervello rigido, no? Perché il contrario di gentile nella nostra testa
non è antipatico e rigido. Cioè, un cervello gentile è un cervello che apprende, che si apre, eh, che lascia che le esperienze possono entrare, no? In effetti il momento in cui il nostro cervello è più gentile sono nei primi 1ille giorni di vita e nei famosi secondi 1ille giorni che sono nell’adolescenza, cioè gentile come eh sinonimo anche di plastico. L’opposto di questo invece è il cervello rigido,
cioè quel cervello che non apprende. A volte noi lo abbiamo rigido quando eh non siamo disposti a cambiare, quando non siamo aperti a ciò che gli altri ci dicono, quando non ascoltiamo. Allora, ecco, da qui un po’ il titolo che ho scelto, cervello gentile come possibilità di apprendere nuove esperienze dalle relazioni, ok, ma in qualsiasi spazio, natura compresa. >> Come possiamo rendere il nostro cervello meno rigido?
>> Eh, eh, guarda, è una bellissima domanda. Io ho provato nei capitoli finali a rispondere a questo, no? Perché oltre a tutta la parte, come come hai visto bene, legata un po’ alle ricerche, alle mie riflessioni, agli stimoli culturali, eh ci sono due capitoli a cui tengo molto. Uno è il risultato un po’ proprio di esercizi concreti e di pratiche che sono rivolti a genitori, agli insegnanti,
a qualsiasi persona che apre il libro, come dire, oltre alla teoria trova anche delle esercitazioni pratiche. è già, come dire, questo è un modo per renderlo meno rigido, no? Nel nel senso che esercitandoci, ad esempio, all’ascolto, alle pratiche meditative che io utilizzo spesso nella mia attività formativa e clinica, o semplicemente alle esperienze del camminare in natura, no? Si vede che una camminata di 45 minuti riduce il
cortisolo, la pressione, promuove la produzione delle cellule natural killer che sono quelle cellule che prevengono in qualche modo i tumori. Quindi ci sono tutta una serie di benefici e do alcuni consigli su come mettere in pratica come allenare un cervello gentile. E poi, come hai visto, c’è la parte legata alle 20 lezioni in natura e cioè costruito l’idea di parlare in un modo diverso con i ragazzi.
M io immagino che anche tu hai i figli e noi sappiamo che i nostri figli non ci sopportano perché diciamo le cose sempre nello stesso modo, con lo stesso tono, no? Soprattutto quando sono adolescenti dicono “Alt, so già cosa mi vuoi dire”. Mh. Allora, invece, eh poiché sono loro i protagonisti un po’ di questo libro, ho costruito 20 lezioni o 20 insegnamenti prendendo esempio proprio dalle piante
e dalla natura, costruendole quindi con una modalità metaforica, perché si è visto dalla clinica e noi lo studiamo bene, che il nostro cervello, se nell’ascoltare una persona, quella persona ci dà un insegnamento sotto forma di metafora, la meta metafora bypassa l’emisfero logico, colpisce l’emisfero emotivo e quell’insegnamento arriva prima. Quindi sono 20 lezioni metaforiche prese dalla natura. >> Ad esempio, senza svelare quelli che sono gli elementi, l’apparato
vegetativo dei funghi, com’è che si chiama? >> Il micelio. Il micelo. >> Micel. Ecco, cosa possiamo imparare dal micelio? Beh, questa è bellissima e non è a caso prima accennavo al tema un po’ della solitudine, no? È la prima proprio che ho messo perché avverto questa esigenza di non
sentirci soli e non sentirci isolati. Allora, la racconto brevemente. Il micelo è un fungo che cresce fra le radici degli alberi, ok? M nel bosco, in particolare, dobbiamo immaginarlo come una rete, come una connessione continua. è proprio l’internet chiamato delle piante, mh l’internet sotterraneo. E questo fungo ha tanti compiti, però ci ce ne sono tre che mi colpiscono e che mi piacciono molto. Il primo e rispetta
il principio del generare. Mh. Immagina che nasce nel bosco una piccola pianta, quella pianta ha bisogno di luce, ma per arrivare in cima deve crescere e se la luce non arriva la pianta muore. E allora cosa succede? Finché non sarà abbastanza grande è il fungo micelio che collega le radici degli alberi grandi agli alberi piccoli e trasmette il nutrimento. Cioè secondo il principio sistemico proprio dell’educazione della
famiglia i grandi danno e i piccoli prendono. Ma fa un’altra cosa il micelio, è un segnalatore di eh messaggi, infatti le piante comunicano, no? sia nell’aria, ma anche sotto. Aiuta le piante a comunicare. Se giù in fondo all’inizio del bosco, c’è un incendio e attraverso il micelio gli alberi comunicano che sta per arrivare un pericolo. Certo, non possono scappare, però in qualche modo si chiudono un po’
nel tentativo di sopravvivere e soprattutto segnalano se nel bosco cade una pianta, tutte le altre piante andranno in soccorso con il nutrimento per aiutare quella pianta di crescere. Allora, questo è bellissimo perché è una metafora perfetta per la nostra società e per noi, cioè quando siamo in difficoltà, quando cadiamo giù come un albero nel bosco e a volte facciamo un bel rumore, quando cadiamo, non siamo mai
davvero soli, non dobbiamo mai pensarci nella difficoltà isolati, perché esattamente come nel bosco c’è sempre qualcuno, un genitore, un amico, un allenatore, un libro, perché no, che è disposto ad aiutarci perché nel tentativo di riprenderci da una sofferenza, la condivisione relazionale è fondamentale. Infatti Shakespeare dicevi diceva solo non sarai nessuno l’importanza proprio della relazione. >> A chi è rivolto nello specifico questo libro? Allora, m ci sono
tanti aspetti perché sono tanti capitoli. Allora, ho immaginato i professionisti, no, che stanno lì a domandarsi “Ma che cosa possiamo fare di diverso nella nostra clinica per aiutare i ragazzi?” E per loro c’è tutta una parte eh specifica proprio rivolta alle neuroscienze e anche alle terapie che oggi possiamo utilizzare per aiutare i ragazzi. l’embodiment, la camminata in natura, la mindfulness, la self compassion, cioè aiutare i ragazzi
a diventare autocompassioni, quindi c’è una parte specifica per loro. Ma lavorando prevalentemente con i ragazzi, con le famiglie, non potevo non pensare ai genitori, m quelli che dicono “Non lo riconosco più, cosa posso fare? Non lo capisco più”. Perché in effetti i nostri ragazzi cambiano continuamente in base al cambiamento della società, quindi sicuramente i genitori e poi io ho lavorato per tanti anni nelle scuole con gli
insegnanti, ho immaginato che per loro possa essere, come dire, m un po’ un buon navigare a vista per meglio sostenere e infatti qui per loro ho creato nello specifico il metodo gentilmente che è una metodologia educativa che li può aiutare ad ascoltare meglio i ragazzi in classe, perché se è vero che un insegnante entra in classe e ha tutto il diritto di essere ascoltato, per essere ascoltato
però ha bisogno che anche il ragazzo si senta ascoltato da noi alunni, quindi ecco, direi che c’è tutta una parte rivolta agli insegnanti. >> Fantastico. Vedete qua in sovraimpressione la copertina del libro Il cervello gentile, che tra l’altro, dobbiamo dirlo, Filippo sta ricevendo dei fantastici riscontri, insomma hai delle prenotazioni importanti per tanti eventi a cui partecipi, a cui sei invitato come speaker e come formatore e questo,
insomma, ti fa eh onore. Quindi, eh, ovviamente questo libro è acquistabile su Amazon in cartaceo, in ebook, tutti i negozi online, distribuito alle librerie sul territorio con fastbook. Altri contatti dove poterti scrivere o parla fissare una call con te, se possibile? Assolutamente. Eh, il Cervello Gentile è anche una pagina Instagram, è proprio scritto Il Cervello Gentile. Poi ci sono delle sottopagine perché stiamo creando delle cose interessanti.
Oltre ai contatti più ufficiali che sono i contatti di Vega Impresa Sociale, ok? Quindi poi magari eh sovraimpressione metteremo anche la la mail, i contatti più specifici. Quello a cui tengo molto è la possibilità, come dico sempre, di ricevere dei feedback, no? Così come nella terapia, anche nella lettura di un libro è molto importante, come dire, avere un’impressione perché sto già scrivendo il prossimo, quindi ho bisogno,
come dire, di consigli e chiudo così. Ecco, c’è quella bellissima frase, no, che dice scrivere un libro e di caramagna, scrivere un libro è un tentativo di unire una parola all’altra nella speranza di unire una persona all’altra. Allora, ecco, qualsiasi feedback per mail, per telefono, sui social che mi può aiutare a sentire che questo libro ha, come dire, generato una piccola esperienza positiva e gentile sulla possibilità
si può fare anche qualcosa di diverso, qualcosa di nuovo. Questo per me è una profonda gratitudine per chiunque mi contatta, ragazzi compresi, >> molto intelligente che richiedi, no? Perché è proprio la base, no, della creazione dei contenuti. Perché un contenuto senza feedback >> è come un monologo, no? Come facciamo? Esatto. Un albero senza foglie o senza radici o eh come dire un monologo che facciamo ai figli
che non sarà minimamente ascoltato. >> Esatto. Grazie Filippo. Non vedo l’ora eh di incontrarti qua nella nostra sede per un bel prezzetto insieme. E un’ultima domanda, se posso, come ti sei trovato con il nostro servizio Bookness? Beh, m non sto facendo pubblicità, racconto nel nell’onestà, come dire, nell’autenticità, perché il mio è un mestiere dove dobbiamo usare l’autenticità davvero molto bene, eh, sia nella parte di editing, in
quella grafica, ma al di là dei singoli aspetti dei passaggi, perché è bellissimo veder nascere un libro, no, in tutte le sue parti, davvero tanta disponibilità, gentilezza e soprattutto professionalità. professionalità che anche le persone che hanno letto il libro hanno riscontrato sia nell’impaginazione e quindi davvero un grazie di cuore Emanuele a te e a tutta la tua aziete tantissimi. Ogni volta mi capitava di confrontarmi con una
persona, dicevo e questo che chi è? Quindi vuol dire che è una un team che funziona, che ha risposto puntualmente. Ecco, direi così, nel mio lavoro ascolto mi sono sentito ascoltato nelle mie esigenze, nei miei bisogni. Grazie di cuore. >> Grazie. Un abbraccio. A presto. >> A presto. Grazie.


